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Posizione della Banca Popolare di Bari in merito ai procedimenti Consob

In data odierna (05/10/2018) il quotidiano “Il Sole 24 Ore” ha pubblicato un articolo “PopBari nel mirino di Consob - Bloccate le vendite di azioni”, peraltro richiamato in prima pagina, rispetto al quale si rendono necessarie precise puntualizzazioni.

Il titolo ed il sottotitolo dell’articolo già di per sé ne evidenziano l’orientamento capzioso e contegono riferimenti erronei, non avendo Consob “bloccato la vendita di azioni”, così come le sanzioni – erroneamente ed in eccesso quantificate in 2,6 milioni – non sono state comminate “alla famiglia Jacobini e all’ex dg De Bustis”, come strumentalmente si intuisce da immediata interpretazione della frase, bensì a circa 20 esponenti ed ex esponenti e alla Banca stessa, oltre che a riferirsi a due distinti procedimenti.

La Banca esprime anzitutto sorpresa e rammarico per la diffusione, con dovizia di particolari tuttavia estrapolati rispetto a un contesto generale ben più ampio, di informazioni riservate riferite a rapporti diretti tra l’Autorità e l’intermediario vigilato.

In merito ai procedimenti sanzionatori deliberati da Consob, già il bilancio 2017 della Banca (relazione e nota integrativa) informava dell’avvio, da parte di Consob, di tre distinti procedimenti, a seguito degli esiti dell’ispezione sui servizi di investimento condotta da Banca d’Italia, su mandato della stessa Consob, tra giugno e novembre 2016. Peraltro la Banca aveva subito una ispezione sui servizi di investimento a inizio 2016, con esiti che possono essere ritenuti positivi e che avevano pertanto rassicurato la Banca sulla sostanziale correttezza delle proprie prassi operative.

In relazione a tali procedimenti, la Banca, nella ferma consapevolezza di avere costantemente operato nel pieno rispetto delle normative vigenti tempo per tempo, con una costante e fattiva interlocuzione con il Regolatore, ha rassegnato a Consob proprie memorie difensive, corredate da tutta la documentazione atta a rappresentare la propria posizione. In particolare è opportuno evidenziare queste circostanze:

-          gli aumenti di capitale 2014 e 2015, finalizzati all’operazione di acquisizione del Gruppo Banca Tercas, sono stati messi a punto a seguito di un costante confronto e interlocuzione con le Autorità di Vigilanza e condotti assumendo tutti i presidi previsti dalla normativa di riferimento, nella necessaria salvaguardia dei diritti di opzione riconosciuti dal codice civile;

-          sempre in relazione ai due aumenti di capitale 2014 e 2015 la Banca ritiene di aver correttamente operato anche in relazione alla predisposizione dei prospetti informativi, la cui pubblicazione è stata autorizzata dall’Autorità a seguito di una fitta interlocuzione – come è normale peraltro – sui contenuti;

-          il fenomeno dei “finanziamenti baciati” non esiste e questo è confermato anche dalle risultanze delle approfondite verifiche effettuate nell’ispezione della Banca d’Italia. Le indagine interne hanno autonomamente rilevato un numero molto contenuto di fenomeni che la Banca stessa ha ritenuto di evidenziare, come peraltro riportato anche nel fascicolo di bilancio 2017. I 10 fenomeni, come detto rilevati dalla Banca, si rapportano ad oltre 16.000 operazioni perfezionate nell’ambito dei due aumenti di capitale. Non è inoltre vero che tali operazioni riguardavano soggetti con profili di rischio non adeguato;

-          in relazione al funzionamento del mercato interno di negoziazione delle proprie azioni (attivo tra maggio 2013 e giugno 2017), la Banca ribadisce che le violazioni evidenziate da Consob riguardano errori operativi commessi nell’esecuzione delle procedure ed evidenzia che la numerosità di tali eventi (circa 200) costituisce l’1% delle complessive operazioni di vendita concluse nel periodo in esame;

-          il Consiglio di Amministrazione, nel proporre all’assemblea dei Soci il prezzo di riferimento dell’azione sociale (per memoria, 9,53 euro nel 2014 e 2015, 7,50 euro nel 2016 e 2017), ha svolto tutti gli approfondimenti ritenuti opportuni, avvalendosi del supporto di consulenti esterni e di valutatori indipendenti di respiro internazionale. I valori proposti all’assemblea dei soci si sono sempre mantenuti all’interno della fascia del valore minimo-massimo derivante dall’adozione delle metodologie principali, riconducibili alle prassi di mercato.

D’altra parte, oltre a non apparire fondata nel merito, la decisione della Consob riguarda in massima parte aspetti procedurali già oggetto di precedenti, approfondite ispezioni, in particolare quella avvenuta nel 2013. Inoltre, la decisione non tiene conto del fatto che, in occasione di tutte le operazioni straordinarie degli ultimi anni (a partire dall’aumento di capitale del 2012), le concrete modalità operative sono state in piena trasparenza continuamente condivise con l’Autorità, che ha avuto modo di conoscerne ogni aspetto di dettaglio, nel contesto di una continua e intensa interlocuzione, in particolare in occasione degli aumenti di capitale 2014 e 2015, funzionali al salvataggio del Gruppo Tercas.

Pertanto, la Banca, oltre a ritenere di non aver commesso alcuna violazione della normativa di vigilanza, ritiene altresì di aver subito un provvedimento sanzionatorio a fronte di aspetti tecnico/operativi già esaminati in passate ispezioni e, comunque noti alla Consob da molti anni e mai oggetto di rilievo.

La Banca, ritenendo tali sanzioni non rispondenti ai comportamenti mantenuti nel tempo e pertanto ingiuste, intende continuare a far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti.